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Catechesi anno 2014-2015 (9)

Il bacio appena sognatoin una notte di tradimenti,

dove tutti consumano amplessi che non hanno profumo.

Il bacio, Alda Merini

 

In questo capitolo, osserveremo Gesù che entra in una casa. Si siede, ascolta, scruta, parla e, soprattutto si fa incontrare. Il bacio che tenteremo di incontrare sarà quello di una casa che diventa ospitale per il Signore, per noi stessi, per gli altri. Prima di addentrarci in questo tema e ascoltare il Vangelo su cui ci metteremo un po’ in discussione, rilancio alcune provocazione raccolte dall’incontro precedente. Le raccolgo insieme con una breve riflessione senza avere la pretesa di rispondere, ma solo di metterle ancora una volta in circolo, in questo ampio respiro che siete. 

All’inizio del sentiero

 

Non hai che da camminare abbastanza lentamente

per rimanere sempre al sole.

Da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry

 

Siamo all’inizio di un nuovo percorso. Tante sono le tracce di Dio cercate e riconosciute in questo tempo. Abbiamo camminato insieme e, soprattutto, ciascuno di noi con il suo passo, sulla sua terra, nel suo tempo, sul suo solo sentiero, ha segnato la sua storia, il suo cuore, la sua vita. Volenti o nolenti, consapevoli o meno, noi incidiamo, con il passo, la terra, respiro dopo respiro. A noi il compito di rimanere svegli, attenti a tutto quello che incontriamo, creiamo, amiamo.  Sono certo che tutti noi, che siamo qui, su queste pagine, e nuovamente in cammino, stiamo vivendo alcune mozioni interiori simili, almeno lo spero. Credo ci sia trepidazione perché ogni inizio che si rispetti porta in sé la gioia della novità e della scoperta, insieme a perplessità, impegno, fedeltà. Spero ci sia curiosità perché altrimenti non avremo scelto di essere qui, per ascoltare, leggere, vedere, cercare e, perché no, amare.

 

https://youtu.be/O88Z3Zswf4U

Introduzione

Siamo giunti al nostro penultimo incontro. Abbiamo intrapreso un cammino alla ricerca delle tracce di Dio su sentieri (s)conosciuti perché fanno parte della nostra quotidianità, ma allo stesso tempo, forse mai percorsi veramente, perché mai affrontati in quest’ottica: Dio mi parla attraverso l’ordinario della mia vita e io, discepolo nella traccia, manifesto o meno Dio con il mio modo di scegliere, pensare, parlare, perdonare, guardare e, oggi, vestire. Perché elaborare un cammino così?

Perché, accogliendo il dogma secondo cui Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo, sono profondamente convinto che tutto ciò che è meramente umano nell’uomo è autenticamente divino e tutto ciò che è divino è veramente umano. Solov’ev, teologo russo, chiamerebbe questa esperienza la divinizzazione dell’uomo. Tutti siamo chiamati alla divinizzazione della nostra umanità e più matura la nostra divinizzazione, la nostra immagine e somiglianza con Dio, più siamo capaci di trasmettere il Vangelo e la vita divina che ci è stata seminata nel giorno del nostro battesimo.

Ora, cercherò di inoltrarmi nel mistero del vestito dell’uomo. Il tentativo è di rispondere a questo interrogativo: è possibile che anche per mezzo del vestito, io possa annunciare il Vangelo? Il vestito può essere strumento di evangelizzazione, o ostacolo a essa? Lo faremo, come da metodo, ascoltando la parola di Dio, l’arte, il mondo che ci circonda cogliendo le possibili tracce da intraprendere. A quanto pare la nostra fede può dire qualcosa anche sulla moda.

Il termine “crisi”, è parola greca (κρίσις), e originariamente indicava la separazione, provenendo infatti dal verbo greco κρίνω: “separare”. Il verbo era utilizzato in riferimento alla trebbiatura, cioè all’attività conclusiva nella raccolta del grano, consistente nella separazione della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. Da qui derivò tanto il primo significato di “separare”, quanto quello traslato di “scegliere/giudicare”. Acquistò poi una serie di significati secondari, già presenti nella lingua greca. Nel Vocabolario della lingua greca di Franco Montanari, oltre al primo significato di “separare”, troviamo così in successione: “scelta”, “giudizio”, inteso anche come “capacità di giudizio”, “discernimento”, “interpretazione”. In ambito giuridico – come altro significato – “giudizio”, “processo”, ma pure “accusa”, “condanna”. 

 

www.vaniogarbujo.com

Dall'introduzione

Una riflessione sul “pensiero-pensare” all’interno di un percorso di catechesi, potrebbe rischiare di essere un po’ azzardato e soprattutto di scadere in un discorso astratto, ma parlare del pensiero e della nostra capacità di pensare, in questo nostro cammino “sulle tracce di un Dio che non conosco" può rivelarsi per lo meno utile, almeno lo spero, nella nostra verifica/crescita di discepoli del Signore. Una risposta al perché di questa riflessione la troviamo nell’esperienza dei padri del deserto i quali sostenevano che nel pensiero, come nei sentimenti, Dio parla, si rivela all’uomo e attraverso questi nostri pensieri, anche se non in tutti, Dio può comunicare all’uomo la sua volontà e donargli la grazia di incontrarlo e realizzare la sua vita.

Altra motivazione sta nel considerare che nel pensiero risiede, o dovrebbe risiedere, l’ “incipit” dell’agire. In esso, l’uomo matura le sue scelte di ogni giorno, soprattutto quelle più importanti, che richiedono una riflessione, il discernimento del bene e del male, dell’amore e dell’odio, e, quindi, la relazione con l’“alter” da sé. Se dal pensiero scaturisce la relazione con l’altro, l’incontro con chi mi sta di fronte e non solo, ecco che in esso e grazie a esso c’è la possibilità di incontrare Dio. Come per il tema del “parlare”, così per il pensiero è necessario entrare in quest’analisi per scorgere la presenza di Dio nel cuore del pensiero del discepolo del Signore, perché tutto ciò che è squisitamente umano può condurci a fare esperienza di Dio a conoscerlo e trasmetterlo. Cercheremo di conoscere questa “facoltà” di cui l’uomo gode, quale possibile luogo d’incontro tra le persone e, quindi, anche incontro con Dio.

 

www.vaniogarbujo.com      

https://www.youtube.com/watch?v=mSoiptEqfw8

 

Diventa un artista della parola

Per poter essere forte, diventa un artista della parola;

perché la forza dell’ uomo è nella lingua, e la parola è più potente di ogni arma.

Ammaestramenti, di Ptahhopte maestro spirituale egiziano

In Mt 12,36, Gesù dice: “Di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio”. Qui s’intende la parola cattiva, calunniosa contro qualcuno, parola vuota, che non giova a niente e a nessuno. La parola vana è la parola che fallisce lo scopo di umanizzare l’altro e se stessi. Siamo, dunque, invitati a prendere consapevolezza che la parola non è qualcosa di effimero o superficiale, solo per il fatto che non si vede e non è concreta. La parola, quando esce dalle nostre bocche, crea sentimenti, genera relazioni, o fratture, forgia una realtà che precedentemente non c’era. Siamo dunque, provocati, come cristiani a divenire artisti della parola in ascolto della parola di Dio. 

 

 

per altre catechesi puoi visitare il sito: 

 

www.vaniogarbujo.com

video: https://www.youtube.com/watch?v=UIuP1t7_FG4&feature=em-upload_owner

 

 

Dalla proposta...

 

La libertà come viaggio nella Bibbia

Accenni dal Primo Testamento

1In quel tempo Mosè portava al pascolo il gregge di suo suocero Ietro. Una volta condusse il gregge oltre il deserto e arrivò fino all'Oreb, la montagna di Dio. 2Gli apparve allora l'angelo del Signore come una fiamma di fuoco in un cespuglio. Mosè osservò e si accorse che il cespuglio bruciava ma non si consumava. 3Pensò allora di avvicinarsi per rendersi conto meglio di quel fatto straordinario; egli voleva capire perché il cespuglio non veniva consumato dal fuoco. 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare e Dio chiamò dal cespuglio: - Mosè, Mosè! Egli rispose: - Eccomi! 5Il Signore gli comandò: - Fermati lì! Togliti i sandali, perché il luogo dove ti trovi è terra sacra! 6Io sono il Dio di tuo padre, lo stesso Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Mosè si coprì la faccia perché aveva paura di guardare Dio. 7 Il Signore aggiunse: - Ho visto le disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. 8Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli Egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele: cioè nella regione che ora è abitata dai Cananei, dagli Ittiti, dagli Amorrei, dai Perizziti, dagli Evei e dai Gebusei. 9Il grido degli Israeliti è giunto fino a me e ho visto come gli Egiziani li opprimono. 10Ora, va'! Io ti mando dal faraone per far uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti. 11Mosè rispose: - Ma chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall'Egitto? 12Allora Dio gli disse: Io sarò con te! E questo sarà per te il segno che proprio io ti mando: quando avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, voi verrete ad adorarmi su questo monte.

L'invito... https://www.youtube.com/watch?v=1al2rQeUsDM

 

 

 

Per riflettere sul tema del tradimento e sulla possibilità e sulla potenza del perdono offerto dall’offeso all’offensore, è importante porci una domanda che sta sullo sfondo di questo nostro discorso: che cos’è l’amore? Già, perché il tradimento, le ferite che le persone possono infliggersi, trovano spazio, peso e consistenza all’interno di una relazione, in un rapporto che abbia almeno le caratteristiche dell’amore, altrimenti il tradimento, il male, non trova terreno fertile dove produrre il dolore. Chiediamoci: che cos’è l’amore oggi? O meglio cosa è diventato nel nostro tempo? 

 invito: https://www.youtube.com/watch?v=2Zx1sxcad2k

 

Questo nuovo percorso, che iniziamo a intraprendere, ha due profonde consapevolezze che faranno da sfondo alla nostra riflessione. La prima: quando si parla di Dio e del nostro rapporto con Lui, si parla sempre di tracce, ossia di segni non chiari, anzi, piccole linee su un percorso che siamo chiamati a scovare, a cercare con attenzione nella vita quotidiana, nel “fare” di ogni giorno, con quella meticolosità che è tipica dell’innamorato che cerca l’amata e cerca di non farsi sfuggire nulla dell’altro. La seconda: quel “non so darti” rivela l’atteggiamento che chiediamo a tutti per intraprendere questa ricerca di tracce, ossia l’umiltà