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I luoghi (3)

Nel 1760, nella nostra chiesa, viene rifatto l’altare della Madonna del Rosario, quello che vediamo attualmente, che era però situato a ridosso della parete che si trovava sulla linea delle attuali colonne. L’altare originario era del 1580, costruito a ricordo e ringraziamento per la battaglia di Lepanto (1571). A questa battaglia sembra avessero partecipato, infatti,  anche tre abitanti di Paese.

La celebrazione di questa festa fu istituita da S. Pio V, papa domenicano, per commemorare proprio la vittoria a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente la festa si chiamava S. Maria della Vittoria), avvenuta la domenica 7 ottobre del 1571. La vittoria della flotta cristiana fu attribuita anche alla preghiera del rosario che si era elevata dal popolo in quella occasione.

La decorazione della cappella, a graffito, e i due angeli sopra l'altare sono del pittore locale Berto Rossato (1914-1978).

 

 

La pala della madonna del Rosario

 

La tela della nostra Madonna del Rosario fu dipinta dal giovane pittore veneziano Ermolao Paoletti nel 1863. Probabilmente ha sostituito un altro dipinto, dopo il rifacimento dell’altare originario nel 1760.  

La tela,  ricollocata nel 2008, dopo il restauro, nella sua nicchia originaria, rappresenta Maria che, con Gesù tra le ginocchia, consegna la corona del rosario a S. Domenico, il religioso con il vestito bianco e nero identificato anche, nella tradizione iconografica cristiana, con il cagnolino che tiene in bocca la fiaccola della fede.

L’altro religioso è S. Francesco, riconoscibile dall’abito e dalle stigmate nelle mani, raffigurato in modo originale rispetto ai tratti somatici che siamo abituati a vedere in altre raffigurazioni. Ciò che colpisce di questa pala d’altare è che l’autore dipinge la Madonna del Rosario andando al di là dei canoni tradizionali che prevedevano normalmente la presenza, certo di S. Domenico, ma anche di S. Caterina da Siena o di altri santi domenicani, perché il rosario nasce, come preghiera, nell’ambiente domenicano.

La scelta di mettere S. Francesco era probabilmente legata alla devozione della parrocchia o del parroco di quel tempo. 

LA RICOLLOCAZIONE DELLA PALA DI S. MARTINO

La pala di San Martino, patrono della Parrocchia e del Comune di Paese, è stata ricollocata nella chiesa parrocchiale in occasione della festa patronale del 2012. Dopo il restauro del 2005 la pala era stata collocata nel presbiterio in occasione della festa Dedicazione della chiesa. Neppure due anni dopo (settembre 2007), a causa degli sbalzi di temperatura e di umidità creati in occasione delle molte celebrazioni liturgiche, la pala presentava ancora dei vistosi rigonfiamenti e sollevamenti dello strato pittorico tanto da intaccarne in modo preoccupante la superficie e di comprometterne la conservazione e il restauro appena eseguito. Si dovette, perciò, togliere la pala per non aggravarne la situazione e avviarla verso un ulteriore restauro conservativo e nel frattempo pensare ad una soluzione per evitare in futuro nuovi problemi.

 

La soluzione più opportuna per la protezione contro gli sbalzi di umidità fu individuata dalla Soprintendenza con la collocazione del dipinto in una apposita (e costosa) teca in metallo e vetro che, attraverso delle particolari resine, avrebbe mantenuto costante il tasso di umidità consentendo la dilatazione del legno in termini accettabili e non dannosi.

 

Il procedimento per arrivare alla realizzazione di questa soluzione è stato lungo anche perché con la Soprintendenza si è discusso sul luogo dove ricollocare la pala con la nuova teca.

 

La soluzione adottata precedentemente (quella sull’abside del presbiterio) non era più percorribile per due motivi. Il primo di ordine estetico: poiché la nuova teca sarebbe stata troppo vistosa, si sarebbe compromesso e squilibrato l’aspetto delle nicchie absidali. Il secondo motivo era ancora più significativo: la collocazione originale della pala era sì nell’abside della chiesa, ma nella parete al di sopra dell’altar maggiore, nel vecchio presbiterio che, dopo l’ampliamento della chiesa nei primi anni del 900, si può ora vedere nel corridoio tra le sacrestie.

 

La ricollocazione della pala doveva per questo rispondere ancora ai due criteri originali: un altare “importante” di “contorno” e la visibilità da parte dei fedeli perché la pala del patrono è un’immagine, oltre che di valore storico, anche importante per la devozione popolare.

Per questo motivo, si è deciso con la Soprintendenza, di collocarla in quello che era l’altare del Sacro Cuore. L’immagine avrà di nuovo un suo altare “importante” e sarà più visibile ai fedeli, oltre che più accessibile per essere monitorata sulle condizioni di conservazione.

 

IL NUOVO PRESBITERIO: CUORE DELLA NOSTRA CHIESA

 

Dopo un percorso durato più di quattro anni il restauro della chiesa arcipretale si è pressoché concluso. E’ stato necessario porre rimedio alle urgenti problematiche strutturali del coperto della navata principale, sono stati sostituiti e installati nuovi impianti tecnologici, recuperate le finiture interne ed esterne. Per ultima, ma non certo per importanza, è stata sistemata l’area presbiteriale.

Le direttive emanate dal Concilio Vaticano Il (inizi anni ‘60) hanno indicato la strada per adeguare dal punto di vista liturgico l’area del presbiterio, in cui trovano collocazione gli elementi sacri fondamentali: l’altare, l’ambone, dove è collocato il libro della Scrittura, e la sede del celebrante. La mensa del Pane (altare) e la mensa della Parola (ambone) sono il polo dinamico attorno al quale si dispone l’assemblea liturgica - per questo punto focale dello spazio liturgico - proprio perché è attraverso la Parola di Dio e il Pane Eucaristico che si edifica la comunità cristiana.

Si è cercato di organizzare lo spazio liturgico collocando gli elementi principali, appena ricordati, secondo una gerarchia che evidenzi il loro ruolo e significato, soprattutto in rapporto al Celebrante e agli altri elementi di rispetto quali il Santissimo e il Crocifisso.

In una prima fase si è voluto caratterizzare maggiormente l’area presbiteriale attraverso la differenziazione dalle due zone laterali (area del fonte e della corale), che sono state abbassate di due gradini, e il ridisegno della pavimentazione. E’ stato inoltre arretrato l’altare maggiore con lo scopo di aumentare lo spazio per la celebrazione attorno al nuovo altare. Ciò non ha sminuito l’esistente, anzi. La conservazione dell’Eucarestia sarà mantenuta sull’altare maggiore che fungerà da quinta del presbiterio. L'antica Pala di S. Martino, originariamente nell'abside, è stata collocata in un altare laterale per darle più visibilità e per inserirla in una teca climatizzata così da proteggerla dagli sbalzi di umidità. 

Il risultato è che i ruoli e gli spazi della liturgia sono chiari e definiti, in cui l’attenzione del fedele è catturata dal fuoco della celebrazione (altare) e dall’ambone, elemento di unione tra area celebrativa e fedeli attraverso la Parola del Signore.

Con l’eliminazione delle balaustre si è voluto “avvicinare” il fedele, poiché è disponendosi attorno all’altare e all’ambone che l’assemblea liturgica, l’eklesia, fa esperienza della venuta del Signore in mezzo ad essa.

I materiali

La pietra, poderosa e monumentale, è stata scelta come materia unica ed essenziale per la realizzazione dell’altare e dell’ambone. Per la sede è stato scelto invece il legno massiccio di noce per darne un tono più domestico.

Le forme

Sono state cercate, sia per l’altare che per l’ambone, forme semplici e sobrie che rispettino quell’omogeneità d’espressione che caratterizza la chiesa arcipretale e la cui proporzione comunica sin da lontano una propria identità.

Sia l’altare che l’ambone sono stati concepiti come blocchi monolitici. Questo perché il blocco rigoroso di marmo in dica perfezione, è intoccabile, diventa luogo fermo e inamovibile a cui lo spazio attorno fluisce come ad esso ancorato.

L’estetica e l’arte

Interrogarsi sul senso e il valore dell’altare significa anzitutto leggere in profondità ciò che uno dei simboli maggiori della nostra fede esprime. Per questo l’altare è anzitutto un “mistero di presenza”: presenza di Dio in mezzo al suo popolo e presenza del popolo radunato di fronte al suo Dio. Ma si è voluto anche che sia “opera dell’arte”, opera cioè dove l’arte si pone a servizio e nella sua forma più alta si fa serva dell’opera.

Sul paliotto, inclinato di circa 10° verso l’interno della mensa, vi è scolpita a medio rilievo dall’artista Franco Fiabane di Belluno, la scena del Cristo che spezza il pane di fronte agli discepoli di Emmaus. La stessa tecnica è stata utilizzata sul l’ambone per raffigurare il Cristo Pantocrator.