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La storia (2)

 

Excursus storico della parrocchia di Paese

 

La costituzione della Parrocchia di Paese risale al 1769, quando fu nominato rettore don Costanzo Bozza; cappellano Don Gianleonardo Cimarrosti.

Tuttavia la chiesa di pietre esisteva ben prima di questa data e si fa risalire al XV secolo. Si trattava di un edificio di modeste dimensioni, a unica navata, con facciata in stile romanico, sorto dove prima esisteva una cappella. Francesco Agnoletti, in “Treviso e le sue pievi”, parla della chiesa di Paese dedicata a San Martino “dal tempo che il vescovo Felice (VI sec.) promuovendo l’agricoltura propagò il culto del santo Vescovo”.

Dalla Bolla Papale del 1152 emerge che Paese apparteneva alla Pieve di Quinto, una dipendenza che durò fino al 1769 quando divenne parrocchia autonoma con chiesa arcipretale.

Nel 1470 la Regola di Paese passa sotto la cura spirituale dei Canonici regolari del SS. Salvatore (chiamati “Scopettini) della Madonna Grande di Treviso. Infatti, la pala di San Martino (1496) di Girolamo Strazzaroli da Aviano (1451-1497), detto Girolamo da Treviso il Vecchio, custodita nella chiesa di Paese, rivela sullo sfondo della raffigurazione del Santo che divide il mantello con il povero, la chiesa di Santa Maria Maggiore. A quel tempo la gente di Paese andava frequentemente in processione alla chiesa di Treviso, cui partecipava l’antica scuola della Madonna della Concezione (i Battuti). Nel 1513 nasce pure la scuola del Rosario e poi quella del Ss.mo Sacramento.

Intanto, nel 1492, grazie ad un lascito di lire cento, era stato eretto il campanile staccato dalla chiesa, che sarà inglobato alla stessa con l’ampliamento del 1750.

Il territorio circostante, era dominato da lupi affamati, tale che cinque bambini furono dilaniati e divorati, come emerge nel registro dei morti.

Nel 1741 viene costruito il coro e nel 1780 l’orologio del campanile, decorato “con la figura del sole, dorata di oro buono”. Fu incaricato “Domenico Boranga Rollogier della Villa di Nervesa”, che lo fabbricò per la somma di 150 ducati.

Nuovo ampliamento della chiesa si ebbe nella seconda metà del secolo XVIII, venendo consacrata ufficialmente nel 1775 e dichiarata arcipretale nel 1793. Fu oggetto di interventi pure nel 1817 quando fu sostituito il pavimento con quello proveniente da una chiesa dismessa di Venezia, e nel 1899 fu innalzata l’attuale guglia.

Intorno alla metà dell’Ottocento la Parrocchia, grazie a parroci illuminati, quali Sante Bonato – poi canonico del duomo di Treviso – e Giovanni Rossi, fu caratterizzata da un fiorire di confraternite religiose. A parte la Scuola del Santissimo che nel 1886 contava addirittura 903 affiliati, l’8 Dicembre 1858 nasceva la Congregazione Mariana sotto la invocazione dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine e di San Luigi Gonzaga: 116 affiliati. Nel 1851 si era costituita la Confraternita del Carmine, che nel 1870 arrivò a contare ben 806 membri. Nel 1840 era stata istituita da Papa Gregorio XVI la “Pia Unione diretta ad estirpare il vizio della bestemmia”. A Paese arrivò ad annoverare 243 iscritti. La Confraternita del Ss.mo Cuore di Gesù, “unita in perpetuo a quella del Ss.mo Sacramento pel Vescovile Decreto 20 Gennaio 1848”,fu avviata ufficialmente a Paese il 5 febbraio dello stesso anno.

Straordinaria era la sensibilità in fatto di carità e di solidarietà, secondo il più autentico stile evangelico, valori tuttora radicati nella comunità grazie all’antica devozione al patrono San Martino. Lo si deduce dal registro degli “Offerenti per i poveri”. Nel 1868 vi figuravano in 244, con in testa a tutti lo stesso parroco, don Sante Bonato. Gli iscritti sostenevano una trentina di famiglie indigenti.

Pure il Terz’Ordine Francescano – “per vivere il vangelo alla maniera di S. Francesco d’Assisi” -, era assai fiorente a Paese. Tra il 1860 e il 1875 si iscrissero 245 fedeli di entrambi i sessi, ma qualcuno veniva da altre parrocchie.

C’era inoltre il Sodalizio delle Figlie di Maria e nel 1859 si era costituita, con soli uomini, la Conferenza di San Vincenzo De’ Paoli, attivissima ancor oggi ma formata di sole donne.

Nel 1892, l’arciprete mons. Giuseppe Foffano, fondava la Cassa Rurale di Prestiti di Paese, che nel tempo superò i 200 soci. Presidente ne era lo stesso parroco, che morì nel 1904 schiacciato in un ascensore a Napoli, a 72 anni. Era canonico onorario trevigiano e cameriere secreto di Papa Pio X. Memorabile rimane la causa civile intentata nel 1892 dal Comune di Paese contro la parrocchia per una diatriba sull’uso del terreno antistante la chiesa. Causa vinta da mons. Foffano nel periodo in cui una certa borghesia manifestava tutto il suo anticlericalismo, mentre l’analfabetismo toccava punte dell’85%.

A mons. Foffano subentrò nel 1905 mons. Lorenzo Zamprogna.

Nel 1912 mons. Attilio Andreatti, già direttore del giornale diocesano, fece costruire la Casa del Popolo con asilo infantile, che fu inaugurata nel 1915 - mentre scoppiava la Grande Guerra -, chiamando a condurla le suore francescane della Congregazione di Gemona. Fu lo stesso, nel dopoguerra, su progetto dell’ing. Melchiorri, ad ampliare la chiesa portandola alle attuali dimensioni, aggiungendovi pure le due navate laterali e progettando la facciata marmorea che, però, verrà realizzata a metà degli anni Cinquanta. É pure possibile che il Melchiorri, per il progetto, si sia ispirato alla basilica di Tours dedicata a San Martino, data la straordinaria somiglianza dell’interno, come pure, per certi versi, della facciata.

Con mons. Andreatti la parrocchia visse quattro decenni di grande fermento ecclesiale, spirituale e sociale. Fu lo stesso ad avviare l’Opera delle Vocazioni e la Scuola della Dottrina Cristiana, dando anche un notevole impulso all’Azione Cattolica e ai circoli giovanili. Fondò inoltre l’Unione Filodrammatica Allegra (U.F.A.), compagnia teatrale con giovani attori e testi scritti dallo stesso arciprete. La parrocchia visse uno straordinario fiorire di vocazioni religiose e sacerdotali, che proseguirono anche con mons. Mario Ceccato (1954-1968), il parroco della ricostruzione, il quale, oltre a realizzare la facciata marmorea, fece affrescare la chiesa dal pittore Berto Rossato di Sovernigo. Inoltre ampliò la scuola materna dotandola anche del riscaldamento a nafta. Edificò poi la Casa del Giovane e il cinema-teatro Manzoni.

Deceduto tragicamente mons. Ceccato, gli subentrò nel 1969 mons. Giovanni Brotto, il parroco scrittore, che rifece l’organo in chiesa, asfaltò il sagrato, ampliò la scuola materna e ristrutturò la canonica. Venduto il cinema, con il ricavato fu edificata la sala polivalente.

Nel 2000 fu nominato parroco di Paese don Livio Buso. La parrocchia visse sei anni di straordinario fermento sia spirituale sia umano e sociale, che non si viveva dai tempi di mons. Andreatti. Con immane sforzo economico, fu interamente ristrutturata la chiesa arrivata ormai al limite di sicurezza, portandola all’attuale splendore. Fu inoltre costruita una moderna Scuola dell’Infanzia nelle vicinanze di quella ormai obsoleta, edificio scolastico che costituisce un esempio di efficienza e modernità a livello nazionale.

L’inatteso cambio di parroco, a sei anni dall’arrivo, vide la parrocchia ancora fortemente gravata di debiti. “Il Signore vede più in là, oltre gli strappi affettivi che ogni cambiamento comporta”. Con questo annuncio, o meglio con questa certezza, don Giuseppe Tosin, nuovo parroco di Paese, si presentava il 14 ottobre 2006 alla nuova comunità.Toccò quindi a lui assumersene il restante onere e contemporaneamente assicurare stabilità e nuovi strumenti anche agli altri edifici, mentre si avvicinava la più drammatica crisi che l’Italia abbia conosciuto. Attualmente la parrocchia è impegnata nella ristrutturazione della casa canonica che sarà poi la residenza dei sacerdoti della Collaborazione pastorale di Paese, istituita il 26 febbraio 2012.  

Ogni nuovo pastore porta con sé un diverso stile operativo anche se la finalità rimane la stessa, e ciò a beneficio e ricchezza della parrocchia e dei fedeli.

Così, anche se rimangono gravosi impegni economici, si deve dare atto che tutto ciò è stato possibile grazie ad una comunità molto coesa che, nonostante le oggettive difficoltà, dimostra tuttora un forte attaccamento alle opere parrocchiali e un grande affetto verso i suoi preti. Certo, nel tempo, anche il rapporto gerarchico tra fedeli e sacerdoti è, di fatto, mutato. Il Concilio, ma anche la crisi di vocazioni, hanno generato un nuovo modo di fare Chiesa accorciando notevolmente le distanze.

                                                                                                                                                                    Mariano Berti

 

Storia, Evoluzione ed Arte

Per lungo tempo (dal 568 d.C. al XV sec.), quella che oggi è nota agli abitanti di Paese come la bella chiesa di S. Martino Vescovo, è stata solo una delle regole della pieve Arcipretale di Quinto.

La dedicazione a S. Martino V. di Tours, si deve al Vescovo trevigiano Felice che, al tempo del re longobardo Alboino, ne diffuse il culto, come meglio specificato da Don Carlo Agnoletti nella sua “Monografia di Paese” (1891).

 “[...] Il titolo di S. Martino Vescovo di Tours, di cui fu divoto il Vescovo trevigiano Felice del tempo di Alboino re longobardo, che riconobbe ed aumentò i beni e i privilegi del nostro episcopato, ci fa conoscere che le terre incolte e boschive di questo luogo vicino a Treviso, dove la popolazione e prosperità cresceva nel VI secolo, furono prima che altrove dissodate e colte, per merito di esso Felice; il quale da queste parti avendo molte possessioni e diritti, forse per questo i nomi comuni dei luoghi e condizioni rurali qui son diventati propri.[...]

 Secondo le fonti librarie consultate, il primitivo edificio sorgeva lungo l’attuale stradella del “Piovan” (dietro il muro nord del cimitero) e agli inizi del ‘400 venne eretta la nuova chiesa (ad una sola navata, in stile romanico) sul luogo ove tuttora ha sede.

Il 30 dicembre 1517, la bolla di Papa Leone X, sancì che la chiesa di Paese, per libera rassegnazione del suo parroco Leonardo Grassi, fosse unita ed incorporata “cum omnibus juribus et pertinenciis suis” al Monastero di S. Maria Maggiore di Treviso, tenuto dai Canonici Regolari di S. Salvatore dell’Ordine di S. Agostino, rimanendo dipendenti da questi fino a quando, soppresso il monastero nel 1771, tutti i beni furono acquistati all’asta dalla nobile famiglia veneziana Querini-Stampalia.

Come si desume dall’Agnoletti, dalla fine del 1500 in poi, si apre un periodo di grandi innovazioni e mutamenti per la chiesa di Paese:

[...] Ritornando ai memorabili di Paese, quando nel 1579 fu ordinato che le donne entrassero dalla porta di mezzo, e gli uomini dalla laterale, ché doveano stare separati i due sessi, nella casa di Dio, si annotò pure che serviva di sacrestia il terraneo del campanile che s’era fabbricato addossato al coro: poi nel 1603 quando invecchiarono le travi che vi sostenevano le campane, si comandò di rifarle perché il campanile non cascasse: ed in tempo vicino fu pur riattato l’edificio; ma l’attuale sacrestia data dal 1847. La chiesa invece vollero alzare e a miglior forma ridurre, dopo la visita pastorale di circa la metà del secolo scorso, fatto già il coro nuovo nel 1741: in essa nel soppalco il veneto Angeli dipinse, e poiché lo si decorò di stucchi, fra il 1769-72, da ultimo anche il Santi vi affrescò. L’organo vi era fabbricato dal maestro di Calido; il pavimento tolto ad una delle soppresse chiese di Venezia fu portato a decorar questa nel 1817; in altri lavori di legno, che l’abbelliscono ed ornano, come il pergamo ed i confessionali, bene meritarono bravi artisti della parrocchia. [...]

Degli affreschi e stucchi citati non resta quasi più nulla, salvo l’antica parete absidale che, seppur danneggiata e sacrificata, ha retto allo scorrere dei secoli.

Un’idea di come doveva essere decorata la chiesa (prima delle modifiche novecentesche) è possibile averla grazie ad una fotografia (purtroppo non molto definita) dei primissimi anni quaranta, in cui è visibile una minima parte del soffitto, decorato presumibilmente da Sebastiano Santi.

Agnoletti, oltre a quanto già detto, descrive gli altari e gli arredi sacri, tra i quali spicca la pala di S. Martino (San Martino e il povero) ben nota alla comunità paesana e sulla quale è bene spendere alcune parole:

[...] Ora agli altari della Chiesa. Nel maggiore si asserva l’Eucarestia; sovra il quale si ammira un pregevolissimo dipinto in tavola di Gerolamo Pennacchis, il seniore, di Treviso, che nello scorcio del secolo XV vi ritrasse S.Martino che taglia la clamide per rivestire un poverello, e una veduta della città di Treviso, presa dal Terraglio: questa pittura fu nel 1623 ristorata, ed anche in epoca recente, per riparare ai danni di un fulmine. [...]

In un ritaglio di giornale su cui è stata riportata la data di pubblicazione (27 marzo 1960), rinvenuto tra i documenti consultati alla biblioteca Capitolare di Treviso, si fa riferimento proprio alla pala del Pennacchis, a proposito della quale sono segnate alcune citazioni, tra cui quella del Federici che evidenza come la tavola fosse particolarmente apprezzata per la “spontaneità del racconto e lo splendore dei colori brillanti”, oltre alla sua comunanza con le opere di Antonello da Messina e G. Bellini.

Studi recenti (Coletti, Nepi Scirè e Fossaluzza) hanno invece dimostrato che l’autore che si firma “Hieronimus Tarvisio p.” nel cartiglio fissato al tronco al centro della tavola, sia Girolamo Strazzaroli da Aviano (1451-1497), pittore noto come Girolamo da Treviso il Vecchio, che ha eseguito la pala tra il 1496 e il 1497. Per questa ipotesi ci sono alcuni documenti che testimoniano la presenza a Paese del pittore il 12 settembre 1496, probabilmente per compiere un sopralluogo alla chiesa e prendere accordi. L’inizio dell’opera è il 19 settembre successivo, stante l’invio di un “caratello di vino” da parte di Berto di Villa, a ciò incaricato dai massari, quale anticipo sulle spese dell’opera.

Certo non si può dire che questa pregevole tavola lignea abbia avuto una vita fortunata: il primo restauro risale al 1623 e già nel 1867, dopo essere stata restaurata una seconda volta dal pittore trevigiano Martelli (con scarsi risultati), era cosi malridotta che “gridava pietà di sé ai parrocchiani di Paese”. Nel 1878, a cura dell’Accademia di Venezia, i nuovi restauri furono affidati al pittore veneziano Leonardo Gavagnini e, nel 1886, il dipinto fu dichiarato in buono stato di conservazione. Per poterla meglio proteggere, Mons. Andreatti la fece sistemare entro una cornice lignea e chiudere con un vetro in modo tale che “né la polvere né il fumo (di incensi e candele) potessero danneggiarla”.

L’ultimo restauro risale al 2005 quando, con un’efficace azione di pulitura, rimozione di estese ridipinture e vernici ossidate, le si è resa la giusta bellezza che le apparteneva, così come decantata da Federici e da Crico.

La primitiva sede della pala si può individuare sulla parete dell’antica abside, a circa quattro metri d’altezza.

Con molta probabilità risale alla ristrutturazione del 1741, quando, come riportato dall’Agnoletti, fu edificato il nuovo coro. Successivamente, dopo l’intervento degli anni ’20 del novecento, venne collocata nel nuovo presbiterio e, prima del recente restauro della chiesa (2005), era collocata tra le canne dell’organo dietro l’altare maggiore. Nel 2012, in accordo con la Soprintendenza, la pala è stata collocata sull’altare laterale sinistro della chiesa per poterla meglio proteggere e darle più visibilità.  

Riprendendo il discorso sull’evoluzione della chiesa nel corso dei secoli, dopo il 1918, l’arch. Melchiorri apportò delle modifiche all’edificio: lo prolungò ampliandolo a tre navate ed elaborò, inoltre, un progetto di facciata marmorea compiuta tra il 1954 ed il 1957.

Interno della chiesa

Ai lati del coro vi sono due affreschi del pittore veneziano G. M. Lepscky, eseguiti nel 1946 e raffiguranti: la cena di Emmaus (guardando l’altar maggiore è l’affresco di destra) e l’Annunciazione (l’affresco a sinistra).

In seguito all’ultimo restauro sono stati apportati alcuni cambiamenti. È stato ristrutturato il presbiterio con il nuovo altare della celebrazione e il nuovo ambone.  Nelle navatella laterale, accanto al presbiterio, è stato posto il fonte battesimale marmoreo (prima ospitato in una cappella laterale, nella navata di sinistra) appartenuto alla chiesa di Possagno, nel quale si suppone sia stato battezzato lo scultore A. Canova. Nell’altra navatella, quella di  sinistra, è stato creato il posto per i cantori e sarà allestito il nuovo organo liturgico.

Nonostante tali evidenti trasformazioni, sono state conservate opere quali l’affresco raffigurante la Gloria di S. Martino, dipinto da Berto Rossato nel 1956 (in sostituzione di quello realizzato da Sebastiano Santi, rimosso nel corso della costruzione del contro soffitto, nel 1961) e i medaglioni dipinti dallo stesso artista sulle pareti della navata centrale, aventi come soggetto i dodici Apostoli, la cui esecuzione è stata indubbiamente ispirata dall’opera del Piazzetta.

Altre importanti caratteristiche della chiesa di S. Martino sono gli altari laterali.

A destra, quello dedicato alla Madonna del Rosario, eretto nel 1580 come ricordo e ringraziamento della vittoria di Lepanto, con la tela omonima di Ermolao Paoletti (1863) recentemente restaurata. A sinistra l’altare dedicato a S. Martino (dove, lateralmente, vi spicca l’affresco del Rossato raffigurante il Buon Pastore).

Da ultimo si segnala la presenza di un quadro del Beni raffigurante la resurrezione della figlia di Giaro, posto sopra la porta principale. Più in alto si colloca il rosone (raffigurante il Giudizio finale secondo il vangelo di Mt. 25), in vetri policromi, realizzato dal mosaicista Gatto, altresì autore del mosaico esterno (raffigurante la Pietà) a memoria dei caduti delle due guerre mondiali.

 

Evoluzione planimetrica della chiesa dal 1400 in poi

 

pianta_1400 pianta_1603

2. Pianta Originaria 1400                 3. Ampliamento 1603

pianta_1800 sopraelevazione_1750

4. Pianta 1750                                5. Sopraelevazione 1750

 

pianta_1800 pianta_1930

6. Pianta 1800                                 7. Pianta 1930

 

Progetto di Massima dell’ampliamento della chiesa parrocchiale di Paese

(Ing. L. & Prof. A. Melchiorri)

 

progetto_melchiorri

 

 

8. Progetto di massima dell’ampliamento

della chiesa parrocchiale di Paese. Pianta antecedente al 1920

 

progetto_melchiorri_2

9. Progetto di massima dell’ampliamento

della chiesa parrocchiale di Paese. Possibile Intervento

 

prospetto_laterale

10. Progetto di massima dell’ampliamento della chiesa parrocchiale di Paese.

Possibile intervento. Sezione Longitudinale

 

prospetto_frontale

11. Progetto di massima dell’ampliamento della chiesa parrocchiale di Paese

Possibile intervento. Prospetto

 

 

Immagini della chiesa di Paese in diversi periodi

 

 

dipinto_1922

 Chiesa settecentesca prima dell'ampliamento del XX secolo.

 

 

chiesa 1922 Small

 Foto della chiesa nel 1922

 

chiesa_anni_40

  Interno della chiesa dopo l'ampliamento e ancora con l'antico soffitto.

 

 

 

                   foto_ani_90                  foto_ani_90b

 

Chiesa prima del restauro del 2005

 
 
Chiesa Paese dopo il restauro 2005
Chiesa di Paese dopo il restauro del 2005